Roma, 30 ott. (askanews) – Il mercato della farina di soia continua a registrare forti tensioni in Europa, con rincari particolarmente marcati in Italia, in controtendenza rispetto ai più recenti segnali di indebolimento delle quotazioni statunitensi. Secondo le elaborazioni di Areté, a ottobre i prezzi della farina di soia proteica (44%) a Bologna hanno raggiunto i 500 euro/tonnellata, con un aumento del 27% rispetto alla media di luglio.

Nello stesso periodo, le quotazioni del prodotto ad alto contenuto proteico a Rotterdam sono cresciute del 18% in dollari, mentre i futures alla Borsa di Chicago, pur mantenendosi sopra i livelli estivi, hanno recentemente ripiegato dai massimi raggiunti nelle settimane precedenti.

A sostenere il mercato europeo concorrono diversi fattori. Innanzitutto, il rafforzamento del dollaro rispetto all’euro, che amplifica il costo delle importazioni, a cui si aggiungono i maggiori costi logistici e le tensioni sui prezzi all’origine, soprattutto in Sud America. Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dall’imminente applicazione del regolamento europeo sulla deforestazione (EUDR), prevista dal 30 dicembre 2026 per i principali operatori, che potrebbe comportare maggiori costi di approvvigionamento e difficoltà nella gestione dei flussi commerciali.

Le tensioni emergono nonostante un afflusso di merce sostenuto verso il mercato europeo: al 25 ottobre, le importazioni UE di farina di soia risultavano superiori dell’8% rispetto allo stesso periodo della precedente campagna e del 6% rispetto alla media triennale. Il divario tra mercato europeo e statunitense potrebbe persistere nel breve termine, con i prezzi UE particolarmente sensibili all’evoluzione del cambio, della logistica e delle condizioni di approvvigionamento in vista dell’EUDR.

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