Il senatore del M5s interviene sulle proteste degli autotrasportatori e chiede conto delle scelte compiute nella legge di bilancio 2026
«L’Unione europea non ha imposto all’Italia di aumentare di 4,05 centesimi l’accisa sul gasolio. Il Governo avrebbe potuto individuare una diversa combinazione di entrate e risparmi di spesa. Ha scelto, invece, di reperire una parte delle risorse attraverso una maggiore imposizione su un carburante essenziale per il trasporto delle merci e per numerose attività produttive». Lo afferma Luigi Nave, senatore del M5S e membro della componente del Gruppo Misto Avanti PSI – Progetto Civico Italia, intervenendo sulle ragioni della protesta degli autotrasportatori.
Al centro della presa di posizione c’è il riallineamento delle accise sulla benzina e sul gasolio previsto dalla manovra per il 2026. Nave richiama il percorso del provvedimento: dall’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio dei ministri, nell’ottobre 2025, al voto definitivo del Parlamento nel dicembre dello stesso anno.
Secondo la ricostruzione del senatore, la disposizione, inizialmente contenuta nell’articolo 30 del disegno di legge, è confluita nell’articolo 1, comma 129, della legge di bilancio 2026. Dal 1° gennaio è stato così disposto un aumento dell’accisa sul gasolio di 4,05 centesimi al litro, accompagnato da una corrispondente riduzione di quella sulla benzina.
La misura si inseriva nella revisione della fiscalità energetica, con la motivazione del superamento di un sussidio considerato ambientalmente dannoso. Nave ne sottolinea, tuttavia, anche la funzione finanziaria: secondo la documentazione parlamentare da lui richiamata, il riallineamento avrebbe assicurato nel 2026 617 milioni di euro di maggiori entrate tributarie, oltre a 77,4 milioni di effetti positivi sull’IVA.
«Si trattava di un intervento fiscale con un risultato finanziario espressamente quantificato», osserva il parlamentare, distinguendo gli obiettivi europei di finanza pubblica dalle scelte nazionali per raggiungerli.
Il punto politico, per Nave, è proprio questo: il rispetto dei vincoli sui conti non determina automaticamente quali imposte aumentare o quali capitoli di spesa ridurre. «Il Governo avrebbe potuto valutare anche interventi su altri capitoli del bilancio pubblico, comprese le risorse destinate alla difesa e agli armamenti, nel rispetto degli impegni già assunti», sostiene.
Il senatore chiama quindi in causa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ricordando che la decisione è stata assunta da un esecutivo del quale il leader della Lega fa parte e successivamente approvata dalla maggioranza parlamentare. «Oggi, di fronte alle proteste, lo stesso ministro annuncia interventi e ulteriori risorse per sostenere il settore», rileva.
Nave riconosce la necessità di affrontare le difficoltà degli autotrasportatori e precisa che il prezzo del gasolio risente anche delle dinamiche internazionali dei mercati energetici. Ricorda inoltre l’esistenza di specifiche agevolazioni fiscali per alcune categorie, evitando di ricondurre l’intero andamento dei costi alla sola componente delle accise.
Resta però, nella sua analisi, la responsabilità della scelta fiscale: «L’aumento strutturale dell’accisa è stato deliberato dal Governo Meloni e approvato dal Parlamento. Non è stato imposto da Bruxelles».
Un richiamo che si traduce anche in una domanda rivolta ai rappresentanti eletti in Campania, soprattutto a quelli della maggioranza: quali ragioni hanno sostenuto quella decisione, quali alternative sono state considerate e quale posizione assumono oggi rispetto alle proteste?
«Le decisioni legislative comportano una responsabilità politica, della quale è legittimo chiedere conto», conclude Nave. «Prima di domandarsi chi debba risolvere il problema, sarebbe opportuno ricordare chi ha deciso di reperire le risorse proprio in questo modo, anziché altrove».