Roma, 3 nov. (askanews) – A prima vista è una focaccia salata a forma di ciambella. Ma dietro l’apparenza del nuovo Presidio Slow Food della Strazzata di Avigliano (Potenza) c’è un pezzo di storia contadina e, al tempo stesso, un modernissimo esempio di filiera produttiva corta, espressione della biodiversità locale. L’area di produzione comprende il comune di Avigliano e comuni limitrofi, in provincia di Potenza.

La strazzata si presenta come una focaccia di forma tonda, con un buco al centro, di colore giallo paglierino. Si prepara impastando acqua tiepida, farina, lievito madre e abbondante pepe. Le farine storicamente utilizzate sono quelle di Saragolla, Rossia, Realforte, Marzullo, Timilia tra i grani duri, e di Carosella, Risciola, Maiorca, Gentilrosso e Racioppi per quanto riguarda il frumento tenero.

Ecco perché, oltre a tre forni che producono la strazzata come una volta, al Presidio Slow Food aderiscono alcune realtà che coltivano grani autoctoni e che li macinano nei propri mulini per ottenere le farine.

L’origine del nome strazzata rivela molto della sua storia legata alle tradizioni contadine: è un tipo di pane molto morbido che, durante i ricevimenti nuziali, veniva “strappato” con le mani dai commensali.

Oggi, la strazzata è proposta perlopiù farcita con prosciutto, provolone o pecorino. Anche le modalità di consumo sono cambiate: quasi più nessuno organizza il ricevimento di matrimonio in casa, perciò è consuetudine mangiarla in occasione di feste e sagre, come quella organizzata nel borgo di Castel Lagopesole il 7 e l’8 novembre. La strazzata sarà uno dei Presìdi Slow Food presenti a Matera durante Slow Grains – Seminare biodiversità, coltivare comunità (28-29 novembre 2026), l’evento di Slow Food Italia e Slow Food Basilicata, realizzato con il contributo della Regione Basilicata.

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