Milano, 3 nov. (askanews) – Il presidente N. Chandrasekaran al centro, i Ceo Girish Wagh e Olof Persson ai suoi lati: così Tata Motors e Iveco Group si sono presentati a Torino a pochi giorni dalla chiusura dell’Opa che ha portato gli indiani all’89% del capitale. Nasce il quarto gruppo mondiale dei veicoli commerciali, dai furgoni ai camion pesanti fino agli autobus e ai motori: 27 stabilimenti, oltre 73mila dipendenti in sei continenti, ricavi per circa 21 miliardi di euro. “Insieme siamo più grandi di quanto avessimo mai immaginato”, ha detto Persson.
Chandrasekaran ha aperto con i ringraziamenti al Governo italiano, “al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro Adolfo Urso per l’incoraggiamento e il sostegno”, e “al mio amico John Elkann e alla famiglia Agnelli per lo spirito con cui hanno lavorato con noi”. Poi ha fissato il senso dell’operazione: “Questa non deve essere vista come un’operazione di consolidamento. Riguarda il futuro: due aziende iconiche si uniscono per creare un futuro orientato alla crescita”. Una crescita che il presidente vede su “volumi, ricavi e margini nei prossimi cinque anni”, mentre il piano industriale è in lavorazione e sarà il management a presentarlo “nei prossimi giorni”.
Torino è il filo rosso della giornata. “Il quartier generale è qui, ed è qui che tutto è iniziato”, ha detto Chandrasekaran. Wagh ha ricordato che il legame è antico: la prima auto progettata da Tata, la Indica, nacque a fine anni Novanta in un centro di design torinese, “e in un certo senso dobbiamo a Torino il nostro business delle auto”. Persson ha confermato che gli investimenti negli stabilimenti italiani, da Foggia a Brescia alla stessa Torino, sono “nel piano e in corso”. E ha indicato nel capoluogo piemontese il centro delle competenze software e ingegneristiche del gruppo: “Lo è oggi e lo resterà nel piano”.
L’integrazione passerà dai prodotti. Per Chandrasekaran la Fpt, il braccio motori di Iveco, “è un gioiello del gruppo”: da portare in India, dove Tata Motors “è cliente da vent’anni”, e nelle applicazioni industriali in Asia e Africa. Il gruppo sta già individuando i prodotti Iveco da localizzare in India e, al contrario, le piattaforme Tata da proporre sui mercati di Iveco. Quanto agli stabilimenti europei “dovremo guardare alle capacità di produzione e a come plasmare il futuro dei prodotti”. Sul fronte finanziario, Wagh ha confermato l’uscita di Iveco dalla Borsa: “Stiamo lavorando al delisting. Non voglio dare una tempistica, ma avverrà presto”.
Dalla sponda sindacale arriva la prima richiesta. La Fiom-Cgil di Torino avverte che “le rassicurazioni attuali e gli impegni limitati al biennio non sono sufficienti” e chiede un tavolo con Regione, Mimit e Tata Motors per “un vero piano industriale dal 2027 in poi”.