Quando indossare un accessorio non basta più a sentirsi unici. Un settore da 144 miliardi di dollari scopre che il prodotto di massa non basta più
Chi entra oggi in un qualsiasi negozio di accessori moda, dalle catene più accessibili ai marchi di fascia media, si trova di fronte a una sensazione sempre più diffusa: tutto è uguale a se stesso. Gli occhiali esposti sugli scaffali di una città sono gli stessi che si trovano a centinaia di chilometri di distanza, gli stessi modelli, gli stessi colori, la stessa identica proposta. In un mercato globale dell’eyewear che vale 144,28 miliardi di dollari nel 2026 e che si prevede toccherà i 197,69 miliardi entro il 2035, il paradosso è evidente: l’offerta cresce, ma la capacità di far sentire il cliente davvero rappresentato diminuisce. L’occhiale, che negli ultimi anni ha completato la sua trasformazione da dispositivo medico ad accessorio moda imprescindibile, rischia di perdere proprio quella funzione identitaria che lo aveva reso così centrale nel guardaroba contemporaneo.
È in questo scenario che si inserisce ZP8, Maison italiana fondata da Leonardo Mistro e Annalucia Schiraldi, due professionisti con oltre vent’anni di competenze ed esperienze maturate nel settore dell’occhialeria, del design, della produzione e del luxury. Non si tratta di un brand nato dal nulla: alle spalle c’è un percorso professionale costruito nel tempo attraverso esperienze che hanno incrociato realtà come Safilo, Louis Vuitton e Kering Eyewear, fino alla creazione di Zero.Otto, studio dedicato al design e allo sviluppo prodotto, e successivamente di PrintCube, realtà focalizzata sull’Additive Manufacturing. “ZP8 non è semplicemente un brand nuovo: è il know-how che c’è dietro di noi che ha fatto sì che nascesse questa realtà”, spiega Leonardo Mistro. “Per anni abbiamo trasformato le idee degli altri in prodotti reali, e da lì siamo arrivati a voler fare qualcosa di unico.” Il cuore tecnologico del progetto eyewear è NativeX8, il processo sviluppato da PrintCube e dedicato all’occhialeria. A differenza di altre applicazioni della stampa 3D già presenti nell’eyewear, NativeX8 nasce da una ricerca specifica sul materiale e sul comportamento della montatura: una poliammide biobased derivata dall’olio di ricino, sviluppata per ottenere leggerezza ed elasticità, così che sia l’occhiale ad adattarsi al volto di chi lo indossa e non il contrario. L’assenza degli stampi tradizionali aggiunge libertà progettuale e rende possibili piccole serie e forme differenti, ma per ZP8 il vero valore non è la stampa 3D in sé: è il modo in cui viene trasformata in un prodotto eyewear. Un approccio ancora poco diffuso nell’eyewear 3D, dove la ricerca non si concentra soltanto sulla forma, ma sul comportamento della montatura una volta indossata. Secondo i dati di EOS, l’Additive
Manufacturing permette già oggi la produzione economica di piccole serie di occhiali personalizzati con modelli made-to-order che possono ridurre lo spreco di materiale. Fama3D evidenzia inoltre le possibilità offerte dalla stampa 3D nel settore eyewear attraverso materiali resistenti e processi produttivi adatti alla realizzazione di geometrie complesse.
Ma la vera particolarità di ZP8 non sta nella tecnologia in sé. Sta nel modo in cui viene utilizzata. Il servizio One of One – Bespoke Experience ne è un esempio, prevede: un incontro dedicato in cui la designer e Creative Director Annalucia Schiraldi ascolta le esigenze, le abitudini e ciò che il cliente desidera esprimere, per poi partire letteralmente da un foglio bianco e disegnare un occhiale destinato a esistere in un unico esemplare. Non è quindi una scansione 3D a definire la persona, ma l’ascolto, l’esperienza e la sensibilità del designer, integrate in un processo più vicino alla sartoria che all’industria. “La persona deve essere al centro, non tanto come cliente, ma proprio come persona”, afferma Schiraldi. “Quando qualcuno prende in mano il nostro occhiale, la mia ambizione è che in quel momento si prenda del tempo per sé e si riconosca». Non deve pensare a noi, deve pensare a se stesso.”
Questa filosofia si traduce in quelli che ZP8 chiama rituali. Il primo messaggio che accoglie chi entra nel mondo della Maison è “Remember Who You Are”, un invito a ricordarsi della propria identità. L’occhiale è affiancato da Eye Ritual, il trattamento contorno occhi ZP8, pensato per creare due momenti quotidiani di attenzione verso se stessi: al mattino, prima di affrontare la giornata, e alla sera, per chiuderla. Nel 2027 il progetto si estenderà anche alla fragrance, concepita secondo la stessa logica. «Per noi il profumo accompagna un momento preciso: quello che precede un incontro, un evento, qualcosa che conta», spiega Leonardo Mistro. «È un gesto che ci aiuta a sentirci sicuri di noi stessi e a far percepire la nostra presenza. Un rituale che ci ricorda chi siamo.»
Le tendenze del mercato sembrano muoversi nella direzione di una crescente diversificazione. Le tendenze occhiali 2026 mostrano infatti una moltiplicazione delle forme, dagli esagoni agli ottagoni, dagli stili oversize ai cat-eye rivisitati, segnale di una ricerca sempre maggiore di distinzione personale. ZP8 opera attraverso una struttura snella che integra le competenze sviluppate negli anni da Leonardo Mistro e Annalucia Schiraldi attraverso Zero.Otto, studio di design fondato nel 2018, e PrintCube, società dedicata all’Additive Manufacturing fondata nel 2024 non solo per l’occhialeria. È proprio all’interno di PrintCube che è stato sviluppato NativeX8. Il lavoro è durato circa un anno e mezzo non semplicemente per arrivare a stampare un occhiale in 3D, ma per ricreare nel materiale il giusto equilibrio tra elasticità, resistenza e leggerezza, fino a ottenere una montatura capace di adattarsi naturalmente al volto. «Abbiamo lavorato circa un anno e mezzo per sviluppare NativeX8 e trovare il giusto equilibrio tra elasticità, resistenza e leggerezza», racconta Leonardo Mistro. «Siamo partiti da come volevamo che un occhiale si comportasse una volta indossato. Da lì abbiamo messo a punto il materiale e il processo per realizzarlo.»
La prospettiva futura del mercato eyewear sembra orientarsi sempre più verso la convergenza tra tecnologia, sostenibilità e personalizzazione. La crescita prevista di oltre 53 miliardi di dollari nel prossimo decennio potrebbe non essere trainata soltanto dai volumi, ma anche dalla capacità dei brand di offrire esperienze distintive. Il modello made-to-order reso possibile dall’Additive Manufacturing apre nuove possibilità rispetto alle logiche produttive di un settore storicamente legato a grandi lotti, stampi e stagionalità rigide.
«Nel mondo di oggi va tutto veloce, deve essere tutto subito», osserva Leonardo Mistro. «In questa corsa rischiamo di perdere di vista ciò che conta davvero: noi stessi e le persone a cui vogliamo bene. Vorremmo che chi entra nel mondo ZP8 si portasse a casa un messaggio semplice: prenditi del tempo per te.»
In una moda che sta ripensando il proprio rapporto con l’individualità, ZP8 propone di usare design, esperienza e nuove tecnologie per riportare la persona al centro del processo creativo.