Roma, 23 ott. (askanews) – “Negli Stati Uniti, il Trasferimento Tecnologico è una macchina industriale collaudata da decenni. Dal 1996 al 2020, il Tech Transfer ha contribuito al PIL americano per un valore astronomico di un trilione di dollari, sostenendo la creazione di oltre 6 milioni di posti di lavoro. Nelle università americane, la commercializzazione dei brevetti non è un’attività secondaria: è un pilastro economico integrato. C’è una cultura radicata del rischio, una forte protezione della proprietà intellettuale e, soprattutto, un legame simbiotico e immediato con i Venture Capital e i colossi industriali. In Francia e nel Regno Unito vediamo dinamiche simili: la sola Università di Cambridge genera quasi 30 miliardi di sterline per l’economia britannica, e il 77% di questo impatto deriva proprio dal trasferimento delle conoscenze. E l’Italia? Il nostro Paese non è secondo a nessuno per qualità scientifica. Siamo all’undicesimo posto al mondo per deposito di brevetti e, nel campo delle pubblicazioni scientifiche, la nostra crescita è stata esponenziale. L’Italia è Deep Tech. Eppure, la nostra eccezionale produzione scientifica fatica ancora troppo a diventare tessuto industriale”.

Lo ha evidenziato Fabio De Furia, presidente della Miami Scientific Italian Community, intervenendo alla XIII edizione di InnovAzioni – Festival nazionale dell’Innovazione promossa da Confindustria Abruzzo Medio Adriatico, con il patrocinio del MIMIT e in partnership con Fondazione Pescarabruzzo. Un intervento, quello di De Furia, che ha portato l’esperienza della Miami Scientific Italian Community, una realtà che rappresenta il primo polo di trasferimento tecnologico italiano oltreoceano.

“I nostri uffici di trasferimento tecnologico (i TTO) sono storicamente sotto-dimensionati rispetto alle controparti anglosassoni. Nel secolo scorso ci siamo abituati a correre da soli, a proteggere la conoscenza chiudendola nei cassetti per timore dell’esterno – ha aggiunto De Furia -. Oggi, grazie anche a miliardi di euro del PNRR dedicati alla transizione “Dalla Ricerca all’Impresa”, le risorse finanziarie ci sono. Ma per fare il salto di qualità non basta spendere: dobbiamo cambiare paradigma e superare i modelli monocentrici e autoreferenziali”.

Da qui la proposta: “La strada che l’Italia deve percorrere è quella di un modello di Co-evoluzione della conoscenza. Dobbiamo passare dalla vecchia logica competitiva a una logica di cooperazione integrata – quella che in letteratura definiamo a “Quintupla Elica” – potenziata dal pragmatismo del settore privato. Immaginiamo la ricerca, l’industria, le istituzioni e la finanza come “autostoppisti galattici” dell’innovazione. Sono tutti pronti a salire sul treno del progresso, ma spesso sono troppo timidi o diffidenti per condividere lo stesso spazio. Serve una guida comune e neutrale. La nostra proposta è strutturare questo ecosistema attraverso un’architettura a due livelli: Una Struttura Centrale di Trasferimento Tecnologico (SCTT): un ente istituzionale, partecipato dal Governo, che non gestisce denaro e non è operativo, ma rappresenta l’Italia all’estero e facilita le relazioni internazionali. Diverse Società di Sviluppo del Trasferimento Tecnologico (SSTT) sul territorio: strutture agili, interamente private, co-finanziate dalle Regioni ma destinate ad autofinanziarsi grazie al business generato entro 5 anni. La loro natura privatistica è l’unica vera garanzia di velocità, snellezza e focalizzazione sugli obiettivi di mercato”.

“Il vero premio nel costruire un ecosistema di Tech Transfer moderno, fluido e connesso con il mondo – proprio come la rete che come Miami Scientific Italian Community tessiamo ogni giorno – è la nascita di una società più competitiva, capace di generare posti di lavoro qualificati, nuove professioni STEM e valore economico diffuso. Ma, soprattutto, significa riaffermare con forza la credibilità internazionale del nostro Paese, dimostrando al mondo che l’Italia non è solo la culla della storia, ma è, a tutti gli effetti, una delle grandi capitali del futuro tecnologico globale”, ha concluso De Furia.

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