Roma, 14 ott. (askanews) – “Ascoltare per cambiare le cure”. La voce di duecento ragazzi, tutti gli interrogativi, i dubbi, le perplessità ma soprattutto la presa di consapevolezza su una tematica sempre più centrale nella vita dei ragazzi. Giffoni ha ospitato una mattina tra cinema e riflessioni sulla tematica della salute mentale dopo l’appuntamento del 10 ottobre, Giornata Mondiale della Salute Mentale. Un’iniziativa voluta in collaborazione con l’ASL Salerno per sottolineare un aspetto quanto mai fondamentale per l’attuale giovane generazione, segnata dalla necessità di fiducia, speranza, credere in sé stessi. La Sala Blu, nell’iniziativa curata da Davide Russo, responsabile delle relazioni istituzionali di Giffoni, ha accolto duecento studenti dell’Istituto Glorioso di Montecorvino Rovella, guidata dalla dirigente scolastica Teresa Sorrentino, chiamati a essere i veri protagonisti di un’esperienza che ha messo in relazione cinema, scuola e benessere psicologico. Il rapporto con sé stessi e con gli altri, la gestione delle emozioni, il peso delle fragilità, la capacità di chiedere aiuto e il valore dell’ascolto.

Una mattinata aperta dagli interventi istituzionali di tutte le parti in causa chiamate a sostenere i ragazzi. Per Giffoni i saluti del presidente Pietro Rinaldi: “Queste sono occasioni e momenti in cui si evidenzia un lavoro di premura, di attenzione, di sostegno ai nostri giffoner. Come l’esperienza festival insegna, non c’è cura migliore che conoscersi, aprirsi, raccontarsi e trovare sostegno nella vicinanza e nella comprensione di un coetaneo”. A seguire, le parole del direttore generale Jacopo Gubitosi: “Da sempre e soprattutto quotidianamente siamo il luogo dove ognuno di voi può sentirsi libero di fare domande, condividere pensieri e trovare parole per raccontarsi. Perché promuovere il benessere psicologico significa anche creare comunità capaci di accogliere, comprendere e non lasciare nessuno solo di fronte alle proprie fragilità. Questa è una mattinata speciale, che vi lascerà dentro emozioni ma anche un arricchimento nel capire chi realmente siete e se le rispettive strade che state percorrendo siano quelle giuste”. Luca Apolito, direttore artistico, sottolinea: “Lo schermo è come uno specchio, attraverso le storie che racconta riusciamo a riconoscerci, interrogarci, comprenderci. La fragilità è bellezza, l’ascolto è la cura”.

Antonio Mautone, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Asl di Salerno, apre il suo intervento con un suggerimento ai presenti in sala: “Ascoltatevi, ascoltiamoci, con gentilezza e premura. Non stigmatizziamo le fragilità, interpretiamole, accudiamole”. Infine, le parole di Giulio Corrivetti, psichiatra e presidente della Fondazione Ebris: “A Giffoni trovo la cura, riscopro l’ascolto e la parola. Con Giffoni costruiamo bellezza, c’è uno scambio di occasioni e meraviglia. Con questi giovani possiamo trovare la strada giusta della conoscenza, dell’informazione, della sensibilizzazione. È per questi giovani che dobbiamo fare e ascoltare, per trovare nuove cure e possibilità di conforto”. Presenti in sala il dottor Nicola Oddati, gli operatori della cooperativa sociale Stalker rappresentati da Nicola Merola. Per l’amministrazione comunale di Giffoni Valle Piana l’intervento del consigliere Luigi Bernabò: “Momenti di riflessione come questo rappresentano uno dei valori che come amministrazione portiamo avanti con forza per favorire una cittadinanza consapevole dell’importanza di un tema molto attuale non solo nelle giovani generazioni”.

Poi spazio al film Nero, una storia d’amore, un racconto fragile quanto intenso. L’opera, che vede l’esordio alla regia di Giovanni Esposito, è una carezza sensibile di coraggio, forza, rivoluzione. Due fratelli legati nella sofferenza, ma supportati da un sentimento potente che diventa cura e unica certezza. A raccontarsi agli studenti l’attrice Susy Del Giudice, che nel film dà anima e cuore ad Imma: “Si tratta di un personaggio che mi ha dato tanto, mi ha lasciato tanta sofferenza ma allo stesso tempo è stata preziosa perché mi ha insegnato che anche con poco si può fare tanto. Nel prepararmi al ruolo ho immaginato quale sia stato il suo passato e soprattutto immaginato un futuro. E’ stata una compagna di vita”.

A moderare l’incontro in sala Corrado De Rosa, psicoterapeuta e scrittore. Tanti gli spunti di riflessione lanciati da De Rosa ai ragazzi, come il tema del sostegno e della vicinanza dei familiari alle persone in difficoltà: “Il film sottolinea anche quanto abbia un costo saper offrire un sacrificio. Sarebbero tutti disposti a farlo? Perché bisogna uscire anche dall’idea che tutto resti in questa sala. Serve togliere le etichette, pensare che fuori di qui ci sono tantissime problematiche che vanno affrontate. Il film ci fa vedere uno spaccato ma c’è anche un prima e soprattutto un dopo. Il mio consiglio per voi ragazzi è quello di saper ascoltare, capire se c’è un problema in qualcuno a voi vicino e trasferirlo ai professionisti”.

Poi spazio al dibattito. Giulio evidenzia: “La forza del protagonista, nonostante le difficoltà, nello scegliere la strada dell’altruismo al di là dei contesti in cui si trova”. Per Giorgia: “Ho percepito grande tensione, mi sono immersa nelle mie emozioni. Il finale mi ha sorpreso, è stato inaspettato. Questa storia che mi ha riacceso ricordi, facendomi ritornare in mente alcune situazioni che ho vissuto”. Per Vlad: “Questo film mi ha emozionato. Il ruolo di Imma è stato fondamentale così come ho sentito la disperazione di Paride che fotografa anche uno spaccato della società in cui viviamo”. Una lunga riflessione che si chiude con la risposta di Susy Del Giudice: “Il regista ha voluto parlare di sacrificio, di volontà di affrontare i problemi e mettere al primo posto l’altruismo. Nel finale, il sacrificio di Imma è il primo vero atto di grande amore. Ed è un insegnamento per i ragazzi”.

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