Roma, 12 ott. (askanews) – Non solo Donald Trump (o in Italia Roberto Vannacci): l’utilizzo di contenuti video prodotti dall’intelligenza artificiale sta cambiando definitivamente la capacità di penetrazione della propaganda nelle narrazioni popolari anche e soprattutto in Cina, dove assume le forme dell’intrattenimento digitale che spopola sugli smartphone con episodi di pochi minuti costruiti per emozionare il pubblico.
Dalla Lunga marcia di memoria maoista alla modernizzazione del Tibet, passando per le grandi dinastie del passato, Pechino sta trasformando il fenomeno delle microserie televisive in uno strumento di comunicazione politica e di diffusione dei valori ufficiali del Partito comunista cinese, destinato tanto al pubblico nazionale quanto a quello internazionale.
L’ultimo esempio è ‘Tie Ji De’, traducibile come ‘Il ferro ricorda’, una microserie realizzata con l’Ia dal centro di comunicazione dell’Esercito popolare di liberazione. Lanciata l’8 ottobre e arrivata oggi al quinto episodio, racconta la storia di un reparto di 128 soldati incaricato di proteggere una radio e un generatore elettrico a manovella durante la Lunga marcia del 1934-1936. I due apparecchi, indispensabili per mantenere le comunicazioni militari, diventano essi stessi personaggi animati, dotati di occhi e orecchie grazie all’Ia. La vicenda culmina nel sacrificio dei soldati disposti a perdere la vita pur di salvare le attrezzature. La produzione arriva in vista del 22 ottobre, quando la Cina celebrerà il 90mo anniversario della conclusione della Lunga marcia, uno degli episodi fondativi della mitologia rivoluzionaria del Partito.
Come osserva il South China Morning Post, l’iniziativa fa parte di una strategia ben più ampia, con la quale le autorità centrali e locali stanno cercando di utilizzare l’Ia generativa per rendere più attraenti i contenuti ideologici. La novità consiste sì nell’impiego di una tecnologia capace di abbattere i costi di produzione, ma cambia soprattutto il linguaggio della comunicazione politica: al posto dei tradizionali documentari celebrativi e dei messaggi istituzionali, vengono proposte storie con personaggi, suspense, sentimenti e colpi di scena, secondo le formule narrative già sperimentate con successo dall’industria dell’intrattenimento.
L’orientamento politico di questa trasformazione risale a diversi anni fa. Già nel gennaio 2019, durante una sessione di studio del Politburo, il presidente Xi Jinping aveva sollecitato i media ufficiali a privilegiare la comunicazione attraverso i dispositivi mobili e a esplorare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella produzione e distribuzione delle notizie, allo scopo di ‘migliorare la capacità di orientare l’opinione pubblica’. Nel febbraio 2025, Xi è tornato sulla necessità di rafforzare la propaganda positiva e la guida dell’opinione pubblica, utilizzando le tecnologie moderne anche per migliorare la governance sociale.
Secondo i dati diffusi dall’Associazione cinese dei servizi audiovisivi online e ripresi dalla stampa nazionale, nei primi sei mesi del 2026 sulle piattaforme digitali cinesi sono state pubblicate circa 367.000 microserie, delle quali oltre il 74 per cento prodotte con l’Ia. In media, più di 1.500 nuove produzioni generate artificialmente hanno raggiunto quotidianamente il mercato. Si tratta di contenuti generalmente concepiti per la visione verticale sugli smartphone, con episodi brevi e una struttura narrativa studiata per catturare immediatamente l’attenzione.
Pechino ha deciso di intervenire direttamente in questo settore. Nel maggio scorso, l’Amministrazione nazionale della radio e della televisione ha varato un programma che punta a promuovere entro la fine del 2026 mille microserie di alta qualità, dedicate in particolare alla storia rivoluzionaria, alla cultura tradizionale, ai risultati dello sviluppo economico e sociale e alla diffusione dei valori dominanti. Il documento ufficiale insiste sulla necessità di privilegiare il beneficio sociale rispetto alla semplice ricerca di visualizzazioni e prevede sostegni economici, promozione sulle piattaforme e modifiche agli algoritmi di raccomandazione per favorire le produzioni considerate meritevoli. Tra gli obiettivi dichiarati figura anche quello di realizzare opere capaci di ‘raccontare bene la storia della Cina’ al pubblico internazionale.
La storia rivoluzionaria rappresenta uno dei principali filoni della nuova produzione. A settembre è stata presentata, sotto la supervisione delle autorità della provincia dell’Anhui, una microserie di spionaggio ambientata nelle ultime fasi della guerra civile cinese. La protagonista è un’agente comunista che assume una falsa identità per ottenere informazioni decisive in vista della campagna per l’attraversamento dello Yangtze, che nel 1949 contribuì alla vittoria delle forze di Mao Zedong contro i nazionalisti del Kuomintang. La ricostruzione del passato assume così le forme di un racconto di intrighi e missioni segrete, avvicinando la celebrazione della rivoluzione ai gusti del pubblico contemporaneo.
Ma l’Ia non serve soltanto a raccontare il passato. Una delle produzioni più significative, ‘L’ideale di un albero’, è stata lanciata il 30 settembre dal dipartimento della propaganda del Partito comunista nella Regione autonoma del Tibet, in collaborazione con la televisione locale. La protagonista è una giovane musicista di Shanghai che si reca in Tibet per riscoprire i legami della propria famiglia con la regione. Attraverso il suo viaggio, la serie mostra i cambiamenti urbanistici di Lhasa, i progressi della modernizzazione e della tutela ambientale, ma soprattutto le relazioni tra gruppi etnici diversi e il rinnovamento delle tradizioni culturali tibetane. Il progetto rilancia la narrazione ufficiale dell’unità nazionale e dell’integrazione delle minoranze, in una regione nella quale la politica di Pechino continua a essere contestata da organizzazioni internazionali per i diritti umani, che denunciano processi di assimilazione culturale forzata.
La valorizzazione della civiltà cinese costituisce un altro importante terreno di sperimentazione, soprattutto nella comunicazione rivolta all’estero. Il 2 ottobre, la rete internazionale statale CGTN ha avviato la diffusione di ‘The Queen’s Sword’, una serie realizzata con l’Ia e ambientata nella Cina della dinastia Shang, oltre tremila anni fa. Al centro della vicenda figurano il sovrano Wu Ding e Fu Hao, sua consorte e comandante militare, in una ricostruzione che intreccia guerra, potere e sentimenti. CGTN presenta il progetto come un modo per far rivivere attraverso la tecnologia un passato conosciuto soprattutto grazie alle iscrizioni sugli ossi oracolari e ai reperti archeologici. L’obiettivo è anche mostrare al pubblico internazionale l’antichità della tradizione politica e culturale cinese.
La diffusione di queste produzioni pone tuttavia anche problemi di controllo. La crescita esplosiva del mercato ha moltiplicato contenuti ripetitivi, controversie sui diritti d’autore e casi di utilizzo non autorizzato delle immagini e delle voci di persone reali. Dal primo settembre è in vigore una nuova normativa sulle microserie che obbliga a segnalare chiaramente in ogni episodio l’impiego dell’Ia e introduce un sistema di controlli differenziati in base ai contenuti e agli investimenti. Le piattaforme devono inoltre verificare i propri algoritmi, privilegiare le opere considerate di qualità e impedire la diffusione di contenuti contrari alle disposizioni ufficiali.
Il quadro normativo si inserisce in quello più generale introdotto nel 2023 per l’Ia generativa, che impone ai servizi di rispettare i ‘valori fondamentali del socialismo’ e vieta la produzione di contenuti ritenuti dannosi per la sicurezza nazionale, l’unità del Paese e la stabilità sociale. La stessa tecnologia che consente di moltiplicare quasi senza limiti le possibilità creative viene quindi sottoposta a un sistema di supervisione politica e ideologica.
Per la leadership cinese, la posta in gioco va oltre il mercato dell’intrattenimento. L’Ia offre la possibilità di produrre su larga scala narrazioni capaci di associare il patriottismo, la memoria rivoluzionaria, l’orgoglio culturale e le politiche del governo a esperienze emotive immediate, adattate alle abitudini delle generazioni più giovani. E, attraverso le piattaforme internazionali, può contribuire a costruire un’immagine alternativa della Cina rispetto a quella prevalente in molti media occidentali.
Si tratta di una transizione da una propaganda prevalentemente esplicita a una comunicazione politica che cerca di incorporare i propri messaggi nelle forme dell’intrattenimento. Una strategia nella quale Pechino non punta soltanto a controllare quello che i cittadini possono vedere, ma anche a produrre storie che abbiano spontaneamente voglia di guardare.