Milano, 14 ott. (askanews) – L’industria automotive europea deve recuperare competitività su costi, tempi di sviluppo e capacità produttiva, mentre cresce la pressione dei costruttori cinesi. È il messaggio emerso dal Tavolo straordinario di ForumAutoMotive, dove imprese, associazioni e sindacati hanno chiesto interventi rapidi su energia, regole Ue e neutralità tecnologica.
A fotografare il divario competitivo è stato uno studio di AlixPartners presentato da Emanuele Cordone, partner della practice Automotive. Nel 2026 l’automotive europeo registra per la seconda volta il livello di disruption più alto tra le industrie considerate, con un indice pari a 74, mentre il 60% del campione ritiene di essere superato dai concorrenti cinesi. Sviluppare un nuovo prodotto richiede circa 20 mesi in Cina contro 40 in Europa, con un vantaggio di costo stimato nel 35%. Secondo le stime richiamate da Cordone, nel 2030 un’auto su tre venduta nel mondo sarà cinese.
Sul fronte industriale, il presidente e Ad di Omr Automotive Marco Bonometti ha sottolineato il divario di costo: in Cina, ha osservato, “l’energia costa circa la metà e si lavora 320 giorni l’anno”. Ha chiesto di legare l’accesso al mercato europeo a una quota del 70% di produzione localizzata e di definire un prezzo europeo dell’energia non indicizzato al gas.
Il presidente della commissione Attività produttive della Camera Alberto Gusmeroli ha richiamato un pacchetto di 15 interventi, chiedendo di accelerare le decisioni europee, frenare l’avanzata cinese e lasciare maggiore libertà nella scelta delle tecnologie. Tra le priorità ha indicato “auto più semplici e accessibili”.
Sul fronte sindacale, Barbara Arsieni, responsabile dell’ufficio internazionale Fim-Cisl, ha richiamato la mobilitazione di Hannover contro tagli e chiusure in gruppi come Volkswagen e Bosch e il rischio di ricadute sulla filiera italiana. “Il rapporto tra i due Paesi è strettamente intrecciato”, ha sottolineato, indicando anche il Marocco come concorrente crescente, con circa 700mila veicoli prodotti e l’obiettivo di arrivare a un milione entro il 2030.
Nel dibattito è emersa anche la richiesta di maggiore neutralità tecnologica. Il presidente di Federauto Massimo Artusi ha osservato che l’industria produce veicoli non sempre in linea con ciò che il mercato domanda, mentre Motus-E ha ribadito il ruolo dell’elettrificazione per ridurre la dipendenza dai carburanti fossili.
Il presidente di Anfia Roberto Vavassori ha chiesto “una pausa regolamentare di tre anni” per individuare le misure necessarie a recuperare competitività, sollecitando nel frattempo una protezione immediata del settore. “Il settore automotive va protetto subito”, ha affermato, criticando anche la difficoltà dei 27 Paesi Ue nel trovare una linea comune.
Il presidente Unrae, Roberto Pietrantonio, ha indicato cinque priorità: traiettoria CO2, neutralità tecnologica, condizioni di mercato, flotte aziendali e competitività. “Non possiamo più rinviare le scelte”, ha affermato, proponendo anche un Fondo europeo pluriennale per incentivi, fiscalità, ricariche e costi dell’energia.