“Ecco come risolvere la crisi abitativa”
Nel panorama delle grandi metropoli contemporanee, dove la pressione del mercato immobiliare rende sempre più difficile l’accesso alla proprietà, si sta facendo strada una nuova filosofia dell’abitare che guarda verso il basso. Il recupero dei seminterrati sta vivendo una stagione di profonda riscoperta tecnica e culturale, non più come adattamento di fortuna, ma come sfida progettuale capace di offrire standard d’eccellenza in zone centrali dove il metro quadro ha raggiunto quotazioni proibitive. Il fenomeno trova il suo epicentro in realtà come Milano, città che affronta una crisi abitativa senza precedenti con affitti in crescita costante.
Nonostante la Lombardia abbia facilitato il recupero di questi spazi con la Legge 7/2017, il mercato sconta ancora i danni di una passata speculazione selvaggia. “Gli sviluppatori hanno abbandonato i seminterrati perché non ci credono più, mentre gli acquirenti sono scettici a causa della cattiva nomea che si è creata” spiega Federico Bordogna, esperto di rigenerazione urbana: “C’è stata una fase in cui i prezzi venivano gonfiati come fossero piani alti; oggi la situazione si è normalizzata, ma resta il pregiudizio”.
Il cuore della trasformazione risiede nella qualità architettonica. Un seminterrato rigenerato con criteri moderni può costare tra i 100 e i 150 mila euro in meno rispetto a un appartamento tradizionale, offrendo al contempo un comfort inaspettato. “Un seminterrato fatto bene, con serramenti isolanti, pavimentazioni protette e sistemi di illuminazione evoluti, può farti sentire più illuminato che al quinto piano”, sottolinea Bordogna. Per l’esperto, la vivibilità non dipende dalla quota altimetrica: “Esistono spazi ipogei capaci di ricevere luce naturale dall’alba al tramonto. Se un appartamento è bello e funzionale, resta tale indipendentemente dal piano”.
Oltre al risparmio per giovani e famiglie, il recupero dei seminterrati rappresenta un’importante operazione di rigenerazione urbana a impatto zero sul consumo di suolo. “Si toglie dal condominio uno spazio abbandonato o un laboratorio rumoroso per inserire vita e qualità, rendendo più bello l’intero stabile”, continua Bordogna. Invece di subire affitti da 1500 euro al mese, la valorizzazione del sottosuolo permette di accedere alla proprietà in contesti altrimenti inaccessibili. La sfida per le città del futuro è dunque culturale: capire che lo spazio in cui viviamo, se confortevole e moderno, ci sostiene nella nostra crescita personale a prescindere dall’altezza da terra.