Il mercato dell’auto usata in Italia cresce, ma dietro i numeri si cela un meccanismo che penalizza i consumatori. A settembre 2025 i passaggi di proprietà segnano un +6,8%, con un incremento del 2,5% su base annua.
Eppure, per milioni di acquirenti, comprare un’auto di seconda mano si sta trasformando in un percorso a ostacoli fatto di prezzi illusori e finanziamenti gravosi.
I dati UNRAE fotografano un trend inequivocabile: a marzo 2025, per ogni 100 vetture nuove immatricolate ne sono state vendute 206 usate. Gli italiani scelgono l’usato in massa, ma si trovano sempre più spesso di fronte a listini che non raccontano tutta la verità.
«Il problema principale è che molti concessionari non espongono il prezzo reale delle vetture», denuncia Anthony Sorice, imprenditore del settore automotive che ha fondato CS CAR insieme al fratello Gabriel. «Mettono un prezzo apparentemente conveniente, ma poi scopri che è vincolato a un finanziamento con tassi sproporzionati. Se vuoi pagare in contanti, il prezzo lievita anche di 3-4mila euro».
La distorsione è sistemica e parte dai portali di vendita online, primo punto di contatto per la stragrande maggioranza degli acquirenti.
«Su AutoScout vedi decine di auto nello stesso range di prezzo, ma leggendo attentamente scopri che sono tutte legate a promozioni finanziarie. Il prezzo reale per l’acquisto diretto è molto più alto», prosegue Sorice.
Il risultato è che la compravendita di automobili si è progressivamente trasformata in un business a trazione finanziaria, dove il margine non si genera più sulla vettura ma sul credito al consumo.
Un modello che, secondo Sorice, produce anche effetti collaterali inquietanti sulla gestione del personale: «Alcuni concessionari cambiano i venditori ogni 2-3 mesi perché quando i clienti si accorgono della situazione e tornano per chiarimenti, non trovano più la persona che ha gestito la vendita».
A spingere questa deriva contribuiscono più fattori: i prezzi elevati delle auto nuove, la scarsa disponibilità di modelli a listino e l’ingresso massiccio di operatori finanziari attratti dai margini del settore. Le stesse case automobilistiche hanno sviluppato divisioni finanziarie proprie, spostando progressivamente il baricentro del business dalla vendita del veicolo alla transazione creditizia.
In questo scenario, c’è chi ha scelto una strada diversa. «Il prezzo che esponiamo è quello reale, sia per l’acquisto in contanti che per il finanziamento», afferma Sorice. «Usiamo tassi equi e sistemi di ammortamento trasparenti dove gli interessi si pagano solo per il periodo effettivo di utilizzo del prestito».
CS CAR, fondata dai fratelli Sorice con sede in Lombardia, è attiva in tutta Italia dal 2018 nel noleggio a breve termine e dal 2024 nella vendita e nel noleggio a lungo termine di auto nuove e usate, con una selezione che spazia dai modelli premium alle vetture di lusso.
In un anno e mezzo l’azienda ha raggiunto un fatturato di 2,5 milioni di euro con circa 150 veicoli venduti, dimostrando che un approccio fondato sulla trasparenza può essere anche economicamente sostenibile.
Il modello di business si estende anche al segmento del prestigio e dell’entertainment. «Lavoriamo spesso con artisti e personaggi del mondo dello spettacolo per fornire auto per video musicali ed eventi. Anche in questo segmento la trasparenza nei prezzi fa la differenza», conclude Sorice.
Il boom dell’usato resta un’opportunità concreta per i consumatori italiani, ma rischia di essere compromesso da pratiche commerciali che antepongono il profitto finanziario al valore reale del prodotto. Una questione che chiama in causa non solo gli operatori del settore, ma anche le autorità di vigilanza e le associazioni a tutela dei consumatori.