Roma, 10 feb. (askanews) – Dal 20 febbraio al 16 maggio 2026, il MACTE – Museo d’Arte Contemporanea di Termoli presenta “Io, Testimone”, mostra personale dell’artista curda Zehra Dogan, a cura di Francesca Guerisoli.

L’esposizione propone un articolato percorso attraverso opere pittoriche, disegni, video, fotografie, graphic novel, bambole, installazioni e arazzi, ripercorrendo i principali snodi della ricerca dell’artista e mettendo in luce una pratica profondamente intrecciata all’esperienza biografica e all’impegno politico.

Artista, attivista e giornalista, oggi rifugiata politica a Berlino, Zehra Dogan concepisce il disegno e l’immagine come strumenti di testimonianza.

Condannata e incarcerata per il suo lavoro giornalistico e per un’opera che documentava la distruzione della città di Nusaybin, ha trasformato l’esperienza della detenzione in un luogo di produzione e di resistenza. Dalla privazione nasce un linguaggio visivo essenziale e necessario, in cui l’atto artistico si afferma come gesto di sopravvivenza, affermazione di sé e presa di parola.

All’interno delle opere in mostra, la figura femminile assume un ruolo centrale, configurandosi come nucleo simbolico principale della sua ricerca. Corpo vulnerabile e insieme potente, si declina tra l’infanzia e l’archetipo mitologico della dea serpente, dando forma a una presenza ibrida e metamorfica. In questa figura si concentra una possibilità di trasformazione, rigenerazione e resistenza che si oppone ai dispositivi di controllo e violenza inscritti nella storia individuale e collettiva delle donne.

Le opere, costruite attraverso la stratificazione di materiali, segni e narrazioni, testimoniano come la reclusione non abbia mai interrotto la voce dell’artista ma, al contrario, ne abbia intensificato l’urgenza: diventano spazi di memoria condivisa e di relazione, capaci di tenere insieme biografia e storia, esperienza personale e responsabilità collettiva.

Nel lavoro di Dogan, una forte dimensione simbolica si intreccia a una chiara tensione sociale e politica: realismo e visioni archetipiche convivono in composizioni potenti e cromaticamente intense, restituendo la sofferenza vissuta, la forza della resistenza e la vitalità della cultura curda.

“Io, Testimone” attraversa tre momenti fondamentali della vita dell’artista: il periodo precedente alla detenzione, l’esperienza del carcere e la produzione più recente.

All’interno del percorso trova spazio anche Prison n°5, graphic novel – oggi presentata in forma di installazione – nata clandestinamente nel carcere di Diyarbakir, dove Dogan, privata dei materiali artistici, realizzò il proprio racconto visivo disegnando sul retro delle lettere ricevute dall’esterno.

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