Roma, 9 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni paretcipa nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso alla messa di suffragio per Giovanni Tamburi, Achille Barosi, Emanuele Galeppini, Chiara Costanzo, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, vittime dell’incendio di Crans-Montana. La premier ha salutato i familiari presenti fermandosi a dare qualche parola di conforto per poi prendere posto in prima fila accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Lungo l’abbraccio con la mamma di Achille Barosi, arrivata qualche minuto dopo la premier.
Prima dell’inizio della messa, diversi ministri si sono fermati a salutare i familiari presenti. Tajani si è intrattenuto a lungo con i genitori di Riccardo Minghetti. A dare conforto anche i ministri Salvini, Bernini, Santanchè, Abodi e il sottosegretario Mantovano.
In prima fila in basilica Giuseppe Conte accanto a Elly Schlein, poi la vicepresidente del senato Mariolina Castellone, i vicepresidenti della Camera Giorgio Mulè e Fabio Rampelli, il presidente del Senato Ignazio La Russa, la premier Meloni, Tajani, Salvini, l’ambasciatore in Svizzera Balzanetti, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.
La morte dei sei giovani italiani nella strage di Crans-Montana, in Svizzera, è un “dolore che patisce tutto il nostro Paese”. E’ “un’unica grande famiglia che soffre”; quei ragazzi “sono tutti figli nostri”. Così il cardinale Baldassare Reina, vicario del Papa per la diocesi di Roma, nell’omelia alla messa di commemorazione delle vittime in Svizzera, a Roma, alla presenza della premier Giorgia Meloni e delle massime autorità del Paese.
Il porporato ha ricordato Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia. “Ci sentiamo vicini alle loro famiglie e li consideriamo parte delle nostre famiglie, in un dolore che patisce tutto il nostro Paese, facendoci sentire un’unica grande famiglia che soffre. In questa unica famiglia del dolore – ha sottolineato – avvertiamo una straziante comunione con chi piange la morte di un proprio caro oltre ogni confine, e con chi, in quest’ora, lotta per la vita e la guarigione, aiutati da soccorritori, e assistiti da medici, infermieri, psicologi, nell’ospedale Niguarda di Milano e in tutti gli altri centri sanitari, che ci hanno mostrato, loro per primi, e ci mostrano con lacrime e sudore, che sono tutti figli nostri”, ha ribadito Reina. La tragedia di Crans-Montana ha portato a “una morte che non solo si poteva evitare, ma che si doveva evitare”, ha avvertito Reina. “La tragedia di Crans-Montana – ha sottolineato il cardinale – ha liberato un vortice che ci avvinghia: siamo tutti noi, ora, su quella barca, a cercare l’uscita che quei ragazzi non hanno trovato per mettersi in salvo. Il vortice di morte sconvolge i sentimenti, una spirale indomita inghiotte storie, volti, sguardi, sorrisi, sogni, sfigurando la bella giovinezza, e torce le domande che tornano a noi mute: com’è stato possibile? Si può morire così?”. “Siamo di fronte alla voragine che quel vortice ha scavato – ha aggiunto il porporato – Le onde schiaffeggiano le nostre coscienze, i remi impotenti contrastano al limite di spezzarsi. La potenza delle acque tutto sommerge. A stento si distinguono l’incommensurabile dolore delle famiglie, e la negazione di un principio di natura che lega la giovinezza alla pienezza di vita, e non alla morte, e più insensato e insopportabile, a una morte che non solo si poteva evitare, ma che si doveva evitare”.