Milano, 14 dic. (askanews) – Bondi Beach, di solito, registra prima le onde e poi le notizie. Stavolta gli spari, la fuga collettiva e poi le sirene delle ambulanze e della polizia sono arrivati prima di tutto il resto, e la spiaggia si è fermata. Non succede mai, o quasi mai, in questa meta per i giovani di tutto il mondo, un luogo che vive di movimento continuo.
La rete degli italiani ha reagito subito. Luca, 21 anni, dal 2022 in Australia con il working holiday visa, nel momento dell’attacco si trovava nelle vicinanze, a distanza di sicurezza: ha ricevuto i primi messaggi allarmati mentre l’area veniva isolata. In un gruppo WhatsApp circolavano raccomandazioni a non uscire di casa e a non dirigersi verso Bondi Beach: “Un mio amico era lì con altri ragazzi e uno di loro è stato colpito – scrive Luca -. Sta bene, ha un buco alla gamba. La cosa orribile è che hanno visto persone di fianco a loro che non ce l’hanno fatta”.
Altri raccontavano l’attesa dietro le saracinesche abbassate: “Io sto a North Bondi, ancora chiusi in un ristorante. Continuano a passare ambulanze, police e black quad”. Le strade bloccate, i locali trasformati in ripari temporanei. Nei gruppi degli italiani il messaggio è diventato uno solo: evitare il centro, restare dove si è.
Per la comunità ebraica la ferita è enorme; per molti giovani stranieri che considerano Bondi un luogo aperto e familiare, uno shock destinato a restare a lungo nella memoria e a interrompere una routine che per molti era un tratto identitario della vita nel quartiere.
Bondi è una delle icone della città e dell’intera Australia: uno spazio pubblico aperto, frequentato da residenti, giovani stranieri, famiglie, surfisti. Nei quartieri intorno alla spiaggia è presente da tempo una comunità ebraica strutturata, con sinagoghe e centri di vita religiosa e sociale, parte del tessuto quotidiano dell’area. È questo intreccio di comunità e passaggi a far percepire in modo più diretto l’impatto dell’attentato.
Ora a Sydney è notte e la città riposa, con le strade più vuote del solito e i telefoni che hanno smesso di vibrare. Un attentato nel cuore di Bondi – 12 vittime e un bersaglio dichiarato – è destinato a lasciare un segno profondo. A Sydney, nel quartiere, nella comunità ebraica e tra gli expat, resterà a lungo nella memoria collettiva australiana.