Roma, 24 set. (askanews) – La Cina ha deciso di inasprire le restrizioni alla costruzione di grattacieli, poiché le condizioni del mercato immobiliare rendono poco appetibili gli affitti. Secondo quanto riporta oggi Nikkei Asia, la decisione è stata presa nella Conferenza centrale sul lavoro urbano a metà luglio, con la partecipazione anche del presidente Xi Jinping e del primo ministro Li Qiang.
I leader hanno stabilito di imporre “rigidi controlli” sulla costruzione di “edifici super-alti”. Hanno sottolineato che la crescita urbana sta passando da una fase di espansione incrementale su larga scala a una fase incentrata sul miglioramento della qualità e dell’efficienza della capacità esistente.
La Cina limita gradualmente da tempo la costruzione di nuovi grattacieli. Nell’aprile 2020 era stato annunciato un divieto per nuovi edifici oltre i 500 metri di altezza. Nel 2021, nuove regole hanno fissato un limite massimo di 250 metri nelle città con oltre 3 milioni di abitanti e di 150 metri in quelle più piccole.
La riunione non ha indicato un’altezza specifica soggetta a restrizioni. Tuttavia, in Cina si definiscono “super-alti” gli edifici oltre i 100 metri: ciò significa che le autorità locali saranno probabilmente più caute nell’approvare nuove costruzioni che superino questa soglia.
Secondo il “Council on Tall Buildings and Urban Habitat”, nel mondo ci sono 7.591 grattacieli oltre i 150 metri, quasi metà dei quali (3.562) in Cina.
Secondo CBRE, nel 2024 il tasso di sfitto negli uffici in Cina ha raggiunto il record del 23,5%, contro il 2,5% di Tokyo e l’8% del centro di Londra. Ci sono, in alcune città cinesi, grattacieli che, di notte, appaiono spettrali, perché solo alcune luci sono accese.
Poiché la terra in Cina è di proprietà statale, le amministrazioni locali ricavano entrate vendendo i diritti d’uso ai costruttori. Per loro è redditizio avviare progetti, ma questa corsa cieca rischia di generare perdite per sviluppatori, inquilini e finanziatori.