“Necessario ridisegnare gli spazi in un’ottica di flessibilità”

Roma, 9 lug. (askanews) – Il benessere psicologico, relazionale e fisico di chi lavora in smart working è maggiore dei dipendenti in presenza o in remoto ma senza flessibilità o orientamento al risultato. E’ quanto emerge da uno studio Doxa realizzato con il Politecnico di Milano e presentato oggi da Mariano Corso, Responsabile Scientifico Osservatorio Smart Working e Hr Innovation Practice durante il tavolo “Twin Transition e Circular Working” che si è svolto nello spazio Copernico di Phygiwork a Roma.

“Anche dal punto di vista della valutazione da parte del proprio capo – ha aggiunto Corso – il giudizio per i lavoratori in smart è superiore alle altre tipologie”. Secondo il report, realizzato su un campione di 800 lavoratori, il rendimento del 37% dei dipendenti in smart è valutato sopra le aspettative, solo il 17% invece per quelli in presenza.

“Nel 2023 – prosegue Corso – in Italia si registravano oltre 3,5 milioni di lavoratori non in sede. È chiaro che oggi siamo di fronte ad un bivio perché se i modelli di lavoro si evolvono devono cambiare anche gli spazi, in quanto è dimostrato che esiste una correlazione positiva tra lavoro in spazi smart e benessere ed engagement delle persone”.

Al tavolo, organizzato da Consenso Europa, hanno partecipato rappresentanti di aziende, associazioni, multinazionali ed esponenti della Commissione Lavoro alla Camera. Secondo Andrea Volpi, deputato Fratelli d’Italia, è fondamentale all’interno della rivoluzione che sta affrontando il lavoro “non trascurare la sostenibilità economica per le imprese” mentre Chiara Tenerini, di Forza Italia, spiega che la vera sfida riguarderà trasferire questi nuovi modelli di lavoro all’interno delle micro imprese italiane. Infine Valentina Barzotti dei Movimento Cinque Stelle ha sottolineato la necessità di mettere al centro del cambiamento le persone “per consentire ai giovani di avere un lavoro che non sia di sopravvivenza”.

Cesare Damiano Presidente Associazione Lavoro&Welfare ha evidenziato da parte delle nuove generazioni una richiesta di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita: “rispetto ai miei tempi – ha aggiunto – ci troviamo di fronte ad una trasformazione antropologica che necessità la creazione di una nuova architettura del lavoro. Un cambiamento che riguarderà gli spazi, lo smart working e l’utilizzo delle nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale”.

Padrone di casa Roberto Guida, amministratore delegato Phygiwork, realtà nazionale che guida le aziende nello sviluppo di modalità di lavoro innovative, che ha prospettato quattro azioni da intraprendere per affrontare al meglio i cambiamenti: “E’ necessario – ha spiegato – ridisegnare gli spazi in un’ottica di flessibilità e attrattività; investire in tecnologie digitali per una work experience più engaging; proporre iniziative e contenuti finalizzati alla Generation Management e avviare azioni finalizzate alla dissemination delle pratiche ESG e dei relativi benefici”.

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